Scorci di Laudiade
Brevi spunti di storia del lodigiano (in latino Laudias che, con enfasi più epica, diventa Laudiade) con particolare attenzione al mio paese natale, San Fiorano.

Giovanni Agnelli
Grazie ancora una volta allo storico lodigiano Giovanni Agnelli, sono riuscito a rintracciare alcuni frammenti legati ad un sanfioranino di qualche secolo fa, un personaggio colto, uno studioso, un filosofo, oltre ad essere un religioso, forse il primo intellettuale di San Fiorano di cui siano rimaste tracce documentali.
Nel suo tomo stampato nel 1917 intitolato “Lodi ed il suo Territorio” l'Agnelli ci da una serie di indicazioni di grande interesse a proposito di San Fiorano. Tra le tante, una mi ha colpito:
“Era di San Fiorano il padre Carlo Giuseppe Bignamini, vissuto nel convento dei Francescani Riformati di Codogno, poliglotta, autore di un Corso di filosofia e di molte dissertazioni di storia ecclesiastica e di uno scritto sul cilindro inclinato”.
Indicazioni scarne, come si vede, prive di datazione, con quella curiosa associazione tra competenze teologiche e geometriche! In ogni caso sufficienti a stimolarmi a rintracciare, presso la Biblioteca Braidense di Milano, un libro scritto da un certo F. CarloGiuseppe da S.Fiorano intitolato “L'indulgenza della Porziuncola illustrata” stampato nel 1764 dalla tipografia Giuseppe Galeazzi di Milano il cui autore, in fieri, assomigliava molto al personaggio citato dall'Agnelli.
Nel suo tomo stampato nel 1917 intitolato “Lodi ed il suo Territorio” l'Agnelli ci da una serie di indicazioni di grande interesse a proposito di San Fiorano. Tra le tante, una mi ha colpito:
“Era di San Fiorano il padre Carlo Giuseppe Bignamini, vissuto nel convento dei Francescani Riformati di Codogno, poliglotta, autore di un Corso di filosofia e di molte dissertazioni di storia ecclesiastica e di uno scritto sul cilindro inclinato”.
Indicazioni scarne, come si vede, prive di datazione, con quella curiosa associazione tra competenze teologiche e geometriche! In ogni caso sufficienti a stimolarmi a rintracciare, presso la Biblioteca Braidense di Milano, un libro scritto da un certo F. CarloGiuseppe da S.Fiorano intitolato “L'indulgenza della Porziuncola illustrata” stampato nel 1764 dalla tipografia Giuseppe Galeazzi di Milano il cui autore, in fieri, assomigliava molto al personaggio citato dall'Agnelli.
Ora, un legame sicuro non c'è, ma credo non si possa che convenire che gli indizi e le coincidenze sono talmente rilevanti da indurre ad affermare con certezza quasi assoluta che siamo effettivamente in presenza della stessa persona.
Un francescano, di nome Carlo Giuseppe, colto, esperto in cose della chiesa, di San Fiorano!
Ce n'è a sufficienza per confermare che quel giorno, in quella splendida sala di lettura della Braidense, il libro che ho tenuto in mano e sfogliato con attenzione fosse effettivamente un libro scritto da un sanfioranino DOC la bellezza di 244 anni fa.
Non nascondo il piacere provato nello sfiorare le pagine di pergamena ancora in ottimo stato a giudicare dal colore e dallo scricchiolio prodotto mentre le sfogliavo. Ed in quell'ambiente poi, pensando alla storia di quel luogo, originariamente Biblioteca dei Gesuiti, aperta al pubblico come Biblioteca Nazionale solo nel 1786. Riporto qui una seconda pagina, tra quelle che ho scannerizzato, ovvero quella iniziale della Prefazione (notare la decorazione).
Un francescano, di nome Carlo Giuseppe, colto, esperto in cose della chiesa, di San Fiorano!
Ce n'è a sufficienza per confermare che quel giorno, in quella splendida sala di lettura della Braidense, il libro che ho tenuto in mano e sfogliato con attenzione fosse effettivamente un libro scritto da un sanfioranino DOC la bellezza di 244 anni fa.
Non nascondo il piacere provato nello sfiorare le pagine di pergamena ancora in ottimo stato a giudicare dal colore e dallo scricchiolio prodotto mentre le sfogliavo. Ed in quell'ambiente poi, pensando alla storia di quel luogo, originariamente Biblioteca dei Gesuiti, aperta al pubblico come Biblioteca Nazionale solo nel 1786. Riporto qui una seconda pagina, tra quelle che ho scannerizzato, ovvero quella iniziale della Prefazione (notare la decorazione).
Emozionante leggere le parole di un compaesano del '700, in un italiano arcaico, colto, ma assolutamente intelleggibile.
Piccolo gustosissimo aneddoto giusto per rendere l'atmosfera. Nella prefazione Frate Carlo Giuseppe dice di avere cominciato a scrivere su questo argomento già nel 1759 ma che appunto solo 5 anni dopo il libro ha potuto essere dato alle stampe. Perché? Dice testualmente:
“Perché, rispondo, non so se mi dica per buona, o per mala ventura, fui destinato nel 1760 da miei Superiori, comecché ritroso e di mal in corpo, al governo di un nostro Convento. Il qual noioso e intrigatissimo mestiero mi convenne esercitare per lo spazio di tre anni continui, fino alla fin del Settembre del 1763: durante il qual tempo non solo mi è stato impossibile proseguire i miei studi, ma avea perduto si sgraziatamente l'uso dello scrivere, che poi ripigliando il lavoro e cominciando a sporre le raccolte materie, non trovava da principio né verso, né bandolo a distrigar la matassa. Poi a dirla schietta io sono sempre stato un certo cotale, tutto impastato di flemma, che mai non ho saputo avvezzarmi a far le mie faccende con fretta. Ma lasciam dall'un de' lati queste baje, e favellando sul serio veniamo a narrare qual sia il disegno di questa mia fatica.”
Grande! Uno che certamente non aveva peli sulla lingua! Nemmeno parlando di se medesimo.
Me lo immagino (ritroso e di mal in corpo!) mentre da un lato confessa quanto il mestiere di priore del convento sia un mestiere noioso e intrigatissimo, e dall'altro fa autocritica dichiarandosi tranquillamente e senza problemi un flemmatico posapiano.
Continuerò comunque le ricerche per vedere se riesco a scoprire qualcosa di più, qualche ulteriore frammento di questa storia. Intanto ecco una foto della Chiesa delle Grazie di Codogno, detta dei Frati, per il fatto che dal 1623 vi era annesso appunto il convento dei Francescani Riformati (proprio il convento citato dall'Agnelli!) soppresso nel 1780 ed acquistato negli ultimi decenni del secolo scorso da Madre Cabrini che vi fondò la prima casa delle Missionarie del Sacro Cuore.
Piccolo gustosissimo aneddoto giusto per rendere l'atmosfera. Nella prefazione Frate Carlo Giuseppe dice di avere cominciato a scrivere su questo argomento già nel 1759 ma che appunto solo 5 anni dopo il libro ha potuto essere dato alle stampe. Perché? Dice testualmente:
“Perché, rispondo, non so se mi dica per buona, o per mala ventura, fui destinato nel 1760 da miei Superiori, comecché ritroso e di mal in corpo, al governo di un nostro Convento. Il qual noioso e intrigatissimo mestiero mi convenne esercitare per lo spazio di tre anni continui, fino alla fin del Settembre del 1763: durante il qual tempo non solo mi è stato impossibile proseguire i miei studi, ma avea perduto si sgraziatamente l'uso dello scrivere, che poi ripigliando il lavoro e cominciando a sporre le raccolte materie, non trovava da principio né verso, né bandolo a distrigar la matassa. Poi a dirla schietta io sono sempre stato un certo cotale, tutto impastato di flemma, che mai non ho saputo avvezzarmi a far le mie faccende con fretta. Ma lasciam dall'un de' lati queste baje, e favellando sul serio veniamo a narrare qual sia il disegno di questa mia fatica.”
Grande! Uno che certamente non aveva peli sulla lingua! Nemmeno parlando di se medesimo.
Me lo immagino (ritroso e di mal in corpo!) mentre da un lato confessa quanto il mestiere di priore del convento sia un mestiere noioso e intrigatissimo, e dall'altro fa autocritica dichiarandosi tranquillamente e senza problemi un flemmatico posapiano.
Continuerò comunque le ricerche per vedere se riesco a scoprire qualcosa di più, qualche ulteriore frammento di questa storia. Intanto ecco una foto della Chiesa delle Grazie di Codogno, detta dei Frati, per il fatto che dal 1623 vi era annesso appunto il convento dei Francescani Riformati (proprio il convento citato dall'Agnelli!) soppresso nel 1780 ed acquistato negli ultimi decenni del secolo scorso da Madre Cabrini che vi fondò la prima casa delle Missionarie del Sacro Cuore.
Chissà che non riesca comunque a rintracciare in quella Chiesa, risolvendo così un'altra potenziale coincidenza, il nome del priore del convento negli anni tra il 1760 ed il 1763. Mi sbaglierò, ma sono sicuro di conoscerlo già!

