Bonsai

Que otros se jacten de las paginas que han escrito; a mi me enorgullecen las que he leido
El lector - Jorge Luis Borges
“Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto; io sono orgoglioso di quelle che ho letto”

domenica 1 luglio 2007

Antiqua


Un discorso pratico riguardante la morte
Il primo libro di questa rubrica è del 1723, scritto in un inglese aulico, formalmente elegante, tremendamente complesso per uno non madrelingua, da W.Sherlock ultimo decano della Cattedrale londinese di St Paul. Ne possiedo una copia per l'appunto stampata in quell'anno (la 18ma edizione) che nel suo ultimo, per ora, salto cultural-geografico si è spostata l'anno scorso dagli scaffali di un libraio dell'Hampshire, contea sulla costa meridionale dell'Inghilterra a casa mia a Milano. L'idea di ripescare per primo tra i miei libri antichi questo volume mi è venuta vedendo qualche giorno fà in libreria un piccolo saggio pubblicato lo scorso anno dal titolo"Mors. Finis an transitus?".A cura del Centro Studi "La permanenza del classico", Bologna (FuoriThema - LibriArena) 2006, 224 pp., RICERCHE 10.Una lunga riflessione sulla morte attraverso il pensiero antico. Alla domanda "cos'è la morte?", Seneca risponde "aut finis aut transitus", codificando due concezioni contrapposte: quella materialistica, per cui la morte è finis, e quella spiritualistica, per cui la morte è transitus. Contribuiscono a questo breve saggio un buon numero di storici, grecisti, latinisti e filosofi Anna Bonaiuto, Gian Carlo Dettori, Maurizio Donadoni, Lino Guanciale, Sandro Lombardi, Franca Nuti, Galatea Ranzi, Simone Toni, Massimo Cacciari, Ivano Dionigi, Alberto Malliani, Gianfranco Ravasi, Silvia Vegetti Finzi. Chicca finale la partecipazione dell’autore-attore Alessandro Bergonzoni a sottolineare le molteplici possibilità del dialogo tra antico e presente. Ne riporto qui di seguito un brano in quanto Alessandro Bergonzoni, che considero personalmente un poeta eccelso (non perchè scriva poesie, ma perchè sa usare le parole in profondità), in mezzo a tanta classicità riesce a dare una visione contemporanea della morte, sdrammatizzandola con la sua vis comica eccezionale."Di dalla e per. Morire dalla voglia, d’invidia, di noia, di vecchiaie, d’infarti, dalla fame, dal sonno, dalla paura, dalla rabbia, di inedia, per errore, per colpa, per distrazione, per eccesso... Morire non è il contrario di vivere e nemmeno di nascere, forse solo il contrario di non morire? A morire è la nascita? E la nascita è la morte della morte? Morire non è finire, molti, muoiono, ma non han finito, altri nemmeno cominciato... Però si può cominciare a morire, si può finir di morire? Un bambino che ha un mese di vita ha a disposizione gli ultimi trenta giorni? (Se è febbraio ventotto?) Un ottantenne che ha due mesi di vita ha un carattere da neonato o se ne andrà tra sessanta giorni? (Sessantuno se si tratta di marzo ed aprile?) Chi lo dice? E dice la verità? Quale verità? La sua, quella della scienza quella dell’anima? Cosa muore? La vita di chi deve morire o la presenza sua per quelli che restano? Eroe colui che muore in bravura, in sacrificio, in ottemperanza al posto di? Il termine morte è solo un termine o il termine di qualcosa che siccome non si conosce si suppone finisca? La morte è cerebrale, apparente, presunta, accidentale, prematura, casuale violenta lenta bella buona? Con la morte muoiono quindi anche i suoi aggettivi, o l’accompagnano soltanto, e loro tornano indietro e s’abbinano ad altro? Se tornano, quegli aggettivi, devono essere considerati resuscitati o solo rientrati? E il punto interrogativo di una morte dove va? Come si sente dopo? E le parole, muoiono? Cambiare è morire qualcosa? Mutare è zittire o diversificare? (desertificare è estirpare o solo non ripiantare, farla finita, piantarla?) Piantarla con la vita deriva da pianto o dal suo femminile appunto, pianta... (compiangere o compiantare?) “Lame moria” tagliano la vita, s’affondano nella morte, Caronte è un arrotino? La morte di un ricordo è una doppia morte, un “saldo” nel vuoto, chiusura di un passato prefuturo o ex presente? Un conto è il conto, la somma di più vite, il pagamento pedaggeo? (Me la paghi: muori? Moriremo perché ce l’han fatta pagare?) Barare significa fingere fin dentro la tomba? Prendersi gioco della vita o della morte? La morte è fine o grossolana? La morte e basta, o è un basta?....................................."
Alessandro Bergonzoni

Del libro di Sherlock voglio riportare l'incipit e se riesco anche una poesia introduttiva all'argomento dedicata a Sherlock ed inserita nella prefazione. Cercherò di farne una traduzione anche se il compito, per un non linguista, si presenta di una difficoltà estrema. Al di là dell'argomento alquanto strano ed insolito, considero l'esercizio che mi appresto a fare un puro divertimento intellettuale, un gioco (vorrei evitare infatti di pagare diritti d'autore!). Chiaramente errori ed omissioni nella traduzione dovranne essere a me e solo a me imputati. Spero che il povero decano Sherlock della cattedrale londinese di Saint Paul non stia già cominciando a rivoltarsi nella tomba.
Milano 07/07/2007


Ai rispettabili
Giudici dell’Alta Corte
ed ai Membri delle due Onorabili Società del Tempio
Miei onorati amici
una ragione che mi spinge a pubblicare questo semplice discorso è perché non potendo ora più predicare, come feci in passato, non ho altri modi per sdebitarmi con Voi se non facendo stampare le prediche che un tempo feci dal pulpito.Una parte di questo discorso l’avete già sentita, e dovreste sentire il resto così che io possa godere ancora la stessa sensazione di Libertà; che Dio me la restituisca ancora quando lo riterrà opportuno; altrimenti, sia fatta la sua Volontà. E la sola ragione di questa dedica è quella di ringraziarVi pubblicamente e con gratitudine (prima che sia da voi costretto, ciò che mi causerebbe infelicità) del Vostro grande rispetto nei miei confronti e dei molti specifici favori alla mia persona, tanto generosi e spontanei, ricevuti senza mai dover chiedere esplicitamente nulla. In particolare il benvenuto che mi avete dato quando arrivai per la prima volta, il dono di una casa, che va ben oltre il vantaggio ed il piacere di avere una meravigliosa abitazione, ma che ha a che fare, cosa che per me vale ancor di più, con l’opportunità che questa casa mi ha offerto di potermi intrattenere a conversare con Voi. Sebbene non sia in grado di rendervi altro di meglio se non i miei ringraziamenti, spero che il grande Maestro che io servo farà qualcosa per Voi in vece mia. E che Dio rinnovi tutte le benedizioni temporali e spirituali su di voi, ora e sempre, con una sincera e devota preghiera
Gentiluomini,
il vostro obbligato e umile servo
W.Sherlock